Il caso Braibanti a ROMA


   Il caso Braibanti
   Spazio 18B - Guarda la piantina via Rosa Raimondi Garibaldi, 18/b



Il caso Braibanti a ROMA

IL CASO BRAIBANTI
di Massimiliano Palmese
con Fabio Bussotti, Mauro Conte
sax live Mauro Verrone
regia Giuseppe Marini
produzione Diaghilev

9-19 novembre 2017
Spazio 18B | Via Rosa Raimonda Garibaldi, 18B ROMA
info | 06.92594210
email | info@spazio18b.com

"Il caso Braibanti", testo di Massimiliano Palmese diretto da Giuseppe Marini, rievoca uno dei più clamorosi scandali giudiziari della storia italiana del Novecento, “spettacolo che sprigiona una straordinaria potenza espressiva ed entra nell’alveo della migliore tradizione del teatro civile e militante” (teatro.it)

Nel giugno 1968, mentre nel mondo infiammava la Contestazione, e giovani e intellettuali chiedevano più libertà e più diritti, in Italia si apriva un processo medioevale ad Aldo Braibanti – ex-partigiano torturato dai nazifascisti, artista, filosofo e naturalista – “per aver assoggettato fisicamente e psichicamente” il ventunenne Giovanni Sanfratello. In realtà il ragazzo, in fuga da una famiglia autoritaria e bigotta, una volta raggiunta la maggiore età aveva deciso a seguire le proprie inclinazioni ed era andato a vivere a Roma con Braibanti. Non accettando l’omosessualità del figlio, il padre affidò Giovanni agli psichiatri con la speranza di guarirlo dalla “seduzione” che avrebbe subito, e denunciò Braibanti con l’accusa di plagio, un reato considerato già allora “un rudere giuridico”.

Con un testo tutto costruito su documenti d’archivio, lettere e testimonianze, si ripercorrono tutte le fasi del processo, “un oratorio civile” scandito da incursioni di un sax live. Nei panni dei due protagonisti, Fabio Bussotti e Mauro Conte, che “con grande forza mimetica, sempre in scena unitamente al musicista Mauro Verrone, recitano anche la parte degli avvocati, dei preti, dei genitori, caratterizzandoli grottescamente nelle rispettive inflessioni dialettali. Ne fuoriesce uno spaccato di Italia clericale e omofoba, che tanti atei devoti vorrebbero perpetuare anche ai nostri giorni” (Nazione Indiana).

Il testo dello spettacolo è pubblicato nella collana Teatri di Carta dell’editore Caracò di Bologna.
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Dalla rassegna stampa

Un bello spettacolo di Massimiliano Palmese. Un testo narrativo costruito su documenti, lettere, arringhe, che la regia di Giuseppe Marini rende vivo solo con precise caratterizzazioni delle voci che via via assumono i due protagonisti, Fabio Bussotti e Mauro Conte, sempre intensi e veri, mai retorici. Questo grazie anche a un bel ritrmo incalzante, che crea tensione, sostenuto dal sax di Mauro Verrone, che interviene dal vivo.
Paolo Petroni, Il Corriere della Sera

Massimiliano Palmese l’ha costruito sugli atti del processo che incuriosì l’Italia smemorata, affidandolo alla regia di Giuseppe Marini e alla tensione forte di Fabio Bussotti e Mauro Conte. Concertato per sentimenti, parole musiche di Mauro Verrone che Stefano Russo esegue in scena. Duetto pudico che si fa storia, lasciando avvocati e vittime a dire di una sopraffazione e di un dolore. Martirio civile che non dovremmo dimenticare. Per insegnare il rispetto a chi non sa.
Giulio Baffi, la Repubblica

Una drammaturgia sobria, elegante, immediata.
Angela Di Maso, il Roma

Grazie ad una scrittura asciutta e coinvolgente, in grado di alternare, con uguale forza, momenti di commedia e momenti estremamente drammatici, e grazie all’apprezzabile ed intensa interpretazione dei protagonisti (gli ottimi Fabio Bussotti e Mauro Conte), lo spettacolo sprigiona una straordinaria potenza espressiva ed entra nell’alveo della migliore tradizione del teatro civile e militante.
Alessandro Grieco, teatro.it

Le frasi che Massimiliano Palmese fa pronunciare ai due pluripersonaggi sono a volte di una spiazzante autorità morale, come nella difesa di Braibanti (“ma quella era la sua volontà… oppure avrei dovuto plagiarlo!” e “…ma l’amore stesso, è un plagio!“), e sono parole che si ascoltano meglio, nell’essenza di due sedie lontane ma che sembrano sempre strettamente affiancate.
Riccardo Limongi, teatro.it

Fa rivivere ‘Il caso Braibanti’ in chiave drammaturgica lo scrittore Massimiliano Palmese in un mirabile atto unico (…) per l’efficace regia di Giuseppe Marini e un’impagabile interpretazione di Fabio Bussotti e Mauro Conte. (…) Con grande forza mimetica, i due protagonisti, sempre in scena unitamente al musicista Mauro Verrone, recitano anche la parte degli avvocati, dei preti, dei genitori, caratterizzandoli grottescamente nelle rispettive inflessioni dialettali. Ne fuoriesce uno spaccato di Italia clericale e omofoba, che tanti atei devoti vorrebbero perpetuare anche ai nostri giorni.
Franco Buffoni, Nazione Indiana

Palmese ha ripreso gli atti del processo, gli articoli di giornale, le lettere che Braibanti scrisse alla madre, i commenti dell’epoca e ne ha fatto un testo di alto valore civile.
Paola Spedaliere, arteatro.eu

Lo spettacolo teatrale di Palmese ricostruisce meticolosamente i fatti avvalendosi di articoli, atti del processo, interviste e documenti originali dell’epoca, comprese le cartelle cliniche degli specialisti. Trasfigura in un dramma un caso emblematico dell’Italia dell’epoca, la stessa nella quale Pier Paolo Pasolini, che, pure si era schierato a difesa del perseguitato Braibanti, perderà la vita qualche anno dopo, in circostanze che tutt’oggi appaiono controverse. Se “l’Italia non ricorda”, come si recita nelle prime battute, lo spettacolo offre una testimonianza che serva a non dimenticare un pezzo della storia giudiziaria, aggiungendo un tassello importante al mosaico della memoria collettiva.
Angela Marino, Caffè News

Il caso Braibanti, di Massimiliano Palmese è un bell’esempio di teatro civile, interpretato e diretto con stile raffinato. Un testo lucido, chiaro, forte, anche ironico, senza orpelli e venato di poetica tenerezza nel finale. Da vedere per ricordare. Da vedere per conoscere.
Paolo Leone, Corriere dello Spettacolo

Uno spettacolo di straordinaria bellezza, magnificamente interpretato da Mauro Conte e Fabio Bussotti (..) Uno spettacolo da vedere, rivedere e sostenere con una presenza massiccia in sala.
Alessandro Paesano, Gaiaitalia

La voce è padrona. Vibrante di forza, scuote la mente, penetra nel corpo con sentimento, costruisce attorno a sé i luoghi. Ascoltarla si rivela un intenso piacere. La bravura degli attori riesce a calarla nella rappresentazione dei vari personaggi. Non perde in convinzione, anche quando si tratta di caricature. Nella sua essenzialità, lo spettacolo si rivela così un viaggio nello sgomento, di grande intelligenza ed amara ironia.
Gabriele di Donfrancesco, Tribuna Italia

La cronistoria di Massimiliano Palmese è stata manipolata con intelligenza e sobrietà dal regista Marini che ha fatto incursione nel teatro di narrazione producendo uno spettacolo intenso, capace di alternare con equilibrio risa e drammaticità, senza affievolire, anzi dando forza e accrescendone l’impatto emotivo. Le musiche composte ed eseguite in scena da Mauro Varrone non hanno solo accompagnato e scandito il racconto, ma sono state un interlocutore e un’istanza imprescindibile per questa ballata for Braibanti.
Luana Poli, Recensito.net

Dagli stralci dell’omonimo processo, terminato con la condanna per plagio nei confronti di un ragazzo (peraltro maggiorenne), e dalle lettere e dai testi dello stesso Braibanti, Massimiliano Palmese ha tratto un testo denso eppure agile, ampio e leggero come un ricamo, ma resistente e ricco di spunti.
Flavio Mazzini, gay.tv